Il problema che ti blocca
Il tuo sito raccoglie dati e la tua informativa è un mucchio di parole senza senso. Le autorità ti guardano, il cliente ti ignora. Qui non c’è tempo per le scuse.
1. Identifica i dati
Nome, email, IP, cookie. Non dimenticare i dati biometrici, se ne raccogli. Ogni singolo campo deve essere elencato, altrimenti il Garante ti farà una visita a sorpresa.
2. Scopo chiaro
Perché chiedi quel dato? Per la newsletter? Per il profiling? Se non riesci a spiegarlo in due frasi, elimina il campo. Semplice, ma spesso dimenticato.
3. Base giuridica
Consenso esplicito, obbligo contrattuale, legittimo interesse. Scegli una sola, non mescolare. Il consenso non è un’opzione, è un requisito.
4. Trasparenza
Il cliente deve capire cosa succede ai suoi dati. Nessuna clausola incomprensibile, niente linguaggio legale da decifrare con un dizionario.
5. Diritti dell’interessato
Accesso, rettifica, cancellazione, portabilità. Metti i pulsanti a portata di click, altrimenti ti ritrovi in una causa.
6. Conservazione
Definisci una durata precisa. Non conservare “per sempre”, ma nemmeno “per pochi giorni” se il servizio lo richiede. Trova il giusto equilibrio.
7. Sicurezza
Crittografia, backup, controlli di accesso. Se il tuo server è più vulnerabile di una porta aperta, il GDPR ti farà pagare.
8. Responsabile
Nomina un DPO, anche se sei una startup. Metti il nome, l’email, il telefono. Il Garante vuole sapere chi contattare.
9. Aggiornamenti
L’informativa non è statica. Cambia le leggi, cambia la tecnologia. Rivedila ogni trimestre, altrimenti resta obsoleta.
10. Verifica finale
Usa la checklist informativa privacy per spuntare ogni voce. Se qualcosa manca, torna indietro e aggiungi.
Aziona subito
Prendi il tuo documento, taglia via il superfluo, aggiungi i punti mancanti e pubblicalo. Non rimandare, il rischio è reale. Ora, metti in pratica.

